RABBIA….buona o cattiva???Scopriamo da cosa nasce e come si gestisce

rabbia

La rabbia è di per sé una di quelle emozioni molto stigmatizzata, nel senso che quando pensiamo ad una persona arrabbiata l’immagine è sempre negativa. La rabbia è un’emozione primordiale presente quasi fin da subito nel neonato ed è per questo che viene classificata tra quelle utili per la sopravvivenza. Quando proviamo rabbia si attivano nel corpo una serie di reazioni fisiologiche che attivano i muscoli e il sistema simpatico surrenale per far sì che il corpo abbia un aumento delle energie utile all’attacco o alla fuga davanti ad uno stimolo vissuto come pericoloso. L’assenza di rabbia o non essere in grado di esprimere la rabbia pone la persona in una condizione di fragilità nei confronti degli altri rendendolo indifeso.

Ecco perché possiamo differenziare la rabbia in “buona” o cattiva”. La rabbia buona è quella capacità che ci permette di esprimerci al meglio ed opporci a delle situazioni sgradevoli in modi estremamente funzionali e si chiama assertività. Questa si può dunque esprimere sia apertamente confrontandoci  con l’ostacolo, senza danneggiare nulla o nessuno o  venire trattenuta e si potrà affrontare e assimilare, spostando l’attenzione su qualcosa di positivo o usandola come ponte per arrivare ad agire un comportamento costruttivo. La scelta delle due opzioni dipende molto dai nostri tratti di personalità.

Quando invece non riusciamo a gestire la rabbia in maniera assertiva e quindi positiva, questa si connota del suo aspetto negativo esprimendosi con un comportamento aggressivo o passivo. Nel primo caso si tende ad aggredire l’altro senza lasciargli spazio di espressione  sovrastarlo, dominarlo. Le persone aggressive gesticolano molto, invadono lo spazio altrui, parlano ad alta voce ed usano molto il pronome tu, dato che tendono a vedere il negativo nell’altra persona. Lo scopo di questo comportamento è vincere, dominare, sottomettere. Nel secondo ovvero nel comportamento passivo si tende a sopportare senza reagire anche le cose che ci fanno stare male, a non guardare negli occhi, parlare con un tono di voce basso, a scusarsi e assumere una postura incerta. Lo scopo di questo comportamento è quello di evitare l’ansia, i sensi di colpa e la paura di essere giudicati, allontanati o non accettati.

Quando non gestiamo bene questa emozione spesso la reprimiamo e quando reprimiamo una qualsiasi emozione questa  va a strutturare dei veri blocchi muscolari e  si va ad incanalare inconsapevolmente in altri nostri distretti mentali e corporei, ponendo le basi anche per lo sviluppo di sintomi psicosomatici.

“Ogni muscolo cronicamente teso è un muscolo arrabbiato, dato che la rabbia è la reazione naturale alla restrizione coatta e alla perdita della libertà” (Lowen 1994,16).

La gestione corretta della rabbia, così come di qualsiasi altra emozione deve passare attraverso un percorso di crescita in cui si  impara ad integrare i propri pensieri, ovvero le proprie convinzioni di sé, degli altri e del mondo su determinati eventi o situazioni, con l’emozione che si prova e i comportamenti che si accompagno ad essa.

Il lavoro sulla rabbia richiede quindi alcuni passaggi fondamentali:

1) Comprendere il perché si attiva in noi una risposta aggressiva

2) Sciogliere tensioni e blocchi muscolari attraverso il lavoro corporeo;

3) Conoscere e comprendere quali sono i nostri reali bisogni e essere capaci di esprimerli

4) Modificare le modalità di risposta tramite  comportamenti più consapevoli e maturi

Quindi possiamo dire che la rabbia è un emozione imprescindibile dobbiamo provarla, ma soprattutto imparare a gestirla e avere consapevolezza di come esprimerla.

fonti:

www.psicologionline.net

http://psicologo-romaeur.it/

http://www.annalisasammaciccio.com/index.php/articoli-e-pubblicazioni

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